prima ero una persona normale
con un lavoro normale
e una famiglia normale ...........
e ora ......???
non sono null'altro
che un barbone dei blog !!!!

Un pezzo della mia vita è andato via.
Il più importante.
Mi guardo intorno,ma tutto gira,ed io,resto ferma senza gurdare.
Questa non è la mia vita.
Nulla mi appartiene.
Sono sperduta nel vuoto immenso.
Svanisce ogni esile speranza nel tenero pezzetto della mia vita condivisa è amata.
Sei andato via portandoti il mio tutto.
Stringo forte il mio corpo per trovarti.Ma mi copro di lacrime colme di disperazione.
Io non posso vivere,non ne ho voglia.
ritornando ho visto l'aria
farsi densa e impenetrabile
muri di parole taciute
mostrarsi e rimanere
a oscurare sguardi e sogni
dove il sole non ha luogo
ho visto torridi vapori
sollevarsi dalla pelle
fumi di ricordi sopiti
emergere e tradire
raccontando false gioie
dove il sole non ha tempo
ho visto lacrime sottili
disegnare volti assenti
tracce di occhi imploranti
lottare e conquistare
uno spazio tra le nubi
dove il sole non ha volto
ritornare dove e perchè
per il ritorno in sè
per l'amore e per il sole
per scoprire se il dolore
può sfuggire alle parole
ed evaporare al sole
"Si chiamava Elisewin.
Aveva una voce bellissima - velluto - e quando camminava sembrava scivolasse nell'aria, che non potevi smettere di guardarla. Ogni tanto, senza ragione, le piaceva mettersi a correre, lungo i corridoi, incontro a chissà cosa, su quei tremendi tappeti bianchi, smetteva di essere l'ombra che era e correva, ma solo di rado, e in un modo che taluni, in quei momenti, nel vederla, si udivano dire, a bassa voce
- Ne morirà
oppure
- Ne morirà
o anche
- Ne morirà
e perfino
- Ne morirà.
... lei, che non possedeva propriamente un animo sensibile ma, per dirla con termini esatti, era posseduta da una sensibilità d'animo incontrollabile, esplosa per sempre in chissà quale momento della sua vita segreta - vita da nulla, piccola com'era - e poi risalita al cuore per vie invisibili, e agli occhi, e alle mani e a tutto, come una malattia, che una malattia non era, ma qualcosa di meno, se ha un nome dev'essere leggerissimo, lo dici e già è sparito."
Mosaico di parole da 'Oceano mare' (Alessandro Baricco)
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brava erato....... per' protrsti dirci con chi dove perche' e quando
sonostati stupendi!!!!!
Perché tu mi oda...
Perché tu mi oda
le mie parole
a volte si assottigliano
come le orme dei gabbiani sulle spiagge.
Collana, sonaglio ebbro
per le tue mani dolci come l'uva.
E le vedo lontane le mie parole.
Più che mie esse son tue.
Si arrampicano sul mio vecchio dolore come l'edera.
Si arrampicano così sulle pareti umide.
Sei tu la colpevole di questo gioco sanguinoso.
Esse fuggono dal mio rifugio oscuro.
Tu riempi tutto, tutto riempi.
Prima di te popolarono la solitudine che occupi,
e sono abituate più di te alla mia tristezza.
Ora voglio che dicano ciò che voglio dirti
perché tu oda come voglio che m'oda.
Il vento dell'angoscia le trascina.
Uragani di sogni a volte le abbattono.
Senti altre voci nella mia voce addolorata.
Pianto di vecchie bocche, sangue di vecchie suppliche.
Amami, compagna. Non abbandonarmi. Seguimi.
Seguimi, compagna, in quest'onda di angoscia.
Ma vanno tingendosi del tuo amore le mie parole.
Tu occupi tutto, tutto occupi.
Ne farò di tutte una collana infinita
per le tue mani bianche, dolci come l'uva.
Para que tù me oigas
Para que tù me oigas
mis palabras
se aldegazan a veces
como las heullas de las gaviotas en las playa.
Collar, cascabel ebrio
para tu manos suaves como las uvas.
Y las miro lejanas mis palabras.
Màs que màs son tuyas.
Van trepando en mi viejo dolor como las yedras.
Ellas trepan asì por la paredes hùmedas.
Eres tù la culpable de este jeugo sangriento.
Ellas estàn huyendo de mi guarida obscura.
Todo lollenas tù, todo lo llenas.
Antes que tù poblaron la soledad que ocupas,
y estàn acostumbradas màs que tù a mi tristeza.
Ahora quiero que diguan lo que quiero decirte
para que tù oigas como quiero que me oigas.
El viento de la angustia aùn la suele arrastrar.
Huracanes de nos sueños aùn a veces las tumban.
Escuchas otras voces en mi voz dolorida.
Llanto de viejas bocas, sangre de viejas sùplicas.
Àmame, compañera. No me abandones. Ségueme.
Ségueme, compañera, en esa ola de angustia.
Pero se van tiñendo con tu amor palabras.
Todo lo ocupas tù, todo lo ocupas.
Voy haciendo de todas un collar infinito
para tus blancas manos, suaves como las uvas.
Pablo Neruda